La conoscenza non è materia, non è prodotto, non sta nei libri o nelle
storie, la conoscenza non è nel territorio, nel mondo esterno delle persone;
la conoscenza è nella testa degli individui, nelle persone, nelle loro mappe,
nel loro mondo interno.
I Sumeri scrivevano con una scrittura cuneiforme su tavolette, quando queste furono
scoperte si credette riportassero dei lavori di studenti perché erano piene
di errori catastrofici: 2x3=8, 3x2=9. Cinquant'anni dopo la prima interpretazione
ci si è accorti che i segni ritrovati non indicavano "moltiplicazione",
ma erano simboli di "elevare a potenza": 2 =8, 3 =9. Le tavole contenevano,
a differenza della prima lettura, operazioni matematiche molto sofisticate.
C'era senz'altro conoscenza nelle tavole, ma non c'era comprensione in chi le interpretava.
La conoscenza è nella testa di chi fa scienza e dipende dal modo in cui questi
si relaziona a se stesso e agli altri.
Quando pensiamo alle noci o ai cavalli, nella nostra testa non ci sono né
noci né ca-valli, ma ogni volta che c'è pensiero o percezione o comunicazione
sulla percezione, vi è una trasformazione, una codificazione tra le cose comunicate
e la loro comunicazione. La relazione tra la comunicazione e le cose comunicate tende
ad avere la natura di una classificazione, come assegnare le cose ad una classe di
cose. Dare un nome alle cose è sempre un classificare, è tracciare
una mappa, lo stesso principio del classificare.
Nella famosa asserzione di Korzybski: "La mappa non è il territorio",
la mappa è un'utile metafora, e per moltissimi è stata di aiuto, ma
più semplicemente la sua asserzione ci dice che l'effetto non è la
causa, qualunque processo cognitivo opera attraverso codificazioni o trasformazioni.
La prima legge della forma è:
"Fate una distinzione!".
Per avere conoscenza bisogna passare da un uni-verso ad un multi-verso; detto in
altri termini per arrivare a percepire i singoli interlocutori con cui si parla si
deve passare dall'interloquire astratto con una persona anonima ad una relazione
concreta con Alfredo, Beatrice, Mario, Anna, Ecc. Solo facendo delle distinzioni
è possibile arrivare ad avere degli oggetti e ad instaurare delle relazioni
efficaci con dei soggetti. Una volta che un multi-verso esiste, frutto delle nostre
distinzioni, il secondo passo fondamentale è la seconda legge della forma:
"Ricorda quali passi hai compiuto per dar forma all'universo".
Tutto ciò consente di dare una storia ai nostri apprendimenti; e dare storia
a quanto viene appreso significa aumentare la possibilità che tali apprendimenti
restino disponibili anche in futuro, di qui in poi conosciamo e sempre dovremo far
riferimento al fatto che conosciamo.
Di per sé ogni spiegazione è superflua, noi tutti possiamo vivere tranquillamente
senza darci spiegazioni, ma nel momento stesso che ci diamo una spiegazione questa
non risulta mai banale, una volta che sviluppiamo conoscenza questa non ci lascia
indifferenti.
La conoscenza obbliga, è un continuo lavoro di distinzioni che ci porta, attraverso
un sistema di presupposti, a descrivere e a descriverci in un modo ben definito.
Un presupposto è qualcosa che deve risultare vero perché ciò
che segue possa avere un senso, è un punto di partenza da cui vanno a svilupparsi
ipotesi, e da cui traiamo le nostre deduzioni.
Attraverso le pietre miliari delle nostre distinzioni iniziali andiamo a sviluppare
il mondo delle nostre possibilità, che però saranno quelle e non altre,
frutto delle nostre considerazioni iniziali, noi dipendiamo dalla strada che abbiamo
segnato attraverso le nostre distinzioni.
A tale proposito ne è un esempio il cammino della scienza medica, che dopo
Cartesio si è distinta , "liberata" dalle pastoie di un' incallita
filosofia, per essere riuscita a studiare il corpo dell'uomo; oggi il frutto di questa
nostra arbitraria distinzione la paghiamo trovandoci scissi tra una parte di noi
legata al nostro spirito ed una parte legata al corpo, il merito di una distinzione
iniziale rischia di creare nuovi limiti alla futura conoscenza, ogni passo in una
precisa direzione é inevitabilmente una rinuncia ad altri passi fatti per
altre direzioni.
L'universo, o la realtà, nacque esattamente il giorno della nostra nascita,
le due nascite avvennero allo stesso posto, nello stesso momento. C'é un mondo
per ogni nascere, e il non nascere non ha nulla di personale, significa semplicemente
che il mondo non c'è. Nascere senza trovare un mondo non è possibile,
non si è mai visto un essere ritrovarsi senza mondo alla nascita, il che induce
a credere che siamo noi stessi a portare la realtà che vi si trova, e che
non rimarrà nulla di ciò che si conosce nel momento che ci allontaneremo
da questa terra, come molti temono.
Il mondo é inseparabile dal soggetto, da un soggetto che altro non è
se non una proiezione del mondo, il soggetto è inseparabile dal mondo, da
un mondo che il soggetto stesso proietta.
Non possiamo che considerare ciò che conosciamo, tutto il percepibile, il
mondo attorno a noi, è fatto di cose a cui noi abbiamo dato nome e forma definendole
e confinandole entro una cornice che si è fatta sempre più complessa
man mano che è cresciuta la nostra conoscenza.
Ora la comunicazione è al centro del nostro cammino conoscitivo e merita una
particolare attenzione, dal momento che ci permette di condurre noi stessi e gli
altri per la strada della conoscenza, guidando la nostra esperienza in ogni suo momento
esplorativo e cognitivo.
Una comunicazione efficace permette di sviluppare una gestione professionale delle
risorse a disposizione, in particolare attraverso la cura dei rapporti interpersonali.
Più che nel nostro consueto modo intuitivo o istintivo, comunicare può
voler dire riflettere in modo consapevole e progettuale. Utile, a questo riguardo,
è considerare l'individuo in un preciso contesto dove si trovi ad operare
in un preciso e riconosciuto ruolo.
E' possibile definire quattro elementi fondamentali alla comunicazione:
Il livello intuitivo della comunicazione si appoggia al pensiero intuitivo, attraverso
grandi abilità di sintesi, rimanendo però legato all'esperienza personale.
I vantaggi del livello intuitivo nella comunicazione derivano dalla sua immediatezza,
nessuno ha bisogno di imparare a parlare da zero, al massimo può migliorare
i propri strumenti comunicativi; il suo limite, d'altro canto, è la proiezione
che involontariamente facciamo, attraverso la comunicazione, di noi stessi sugli
altri, perdendo in tal modo efficacia e direttività nella nostra comunicazione.
Il livello logico, che al contrario utilizza il pensiero analitico e sequenziale,
sviluppando un preciso metodo ha il vantaggio di offrire maggiore consapevolezza
nei comportamenti e nella progettualità, attività queste rese possibili
dal momento meditativo del pensiero stesso. Il suo limite all'interno della comunicazione,
risulta da un comportamento eccessivamente standardizzato o burocratizzato. Un valido
metodo per sviluppare una comunicazione efficace è partire da buone basi concettuali,
sperimentare direttamente ed incamerare delle indicazioni operative precise.
La comunicazione influenza il clima che si vive in un certo ambiente, la cultura
emergente, nonché il raggiungimento dei risultati.
La responsabilità della comunicazione è di chi attiva il processo
comunicativo, di chi comunica, non di chi riceve la comunicazione.
Risulta dunque efficace colui che raggiunge gli obiettivi che si è prefissato
modificandosi mano a mano che sviluppa la propria comunicazione.
E' fondamentale a riguardo creare un valore che si aggiunga al processo comunicativo
e che arricchisca entrambi i comunicatori.
Comunicazione è quanto si cambia dopo il coinvolgimento con qualcuno, se non
si é cambiati, almeno in parte, non si é avuta comunicazione.
La comunicazione è uno strumento di cambiamento attraverso il coinvolgimento
attivo, la buona circolazione delle informazioni, nonché l'integrazione delle
forze disponibili. Per entrare in merito possiamo dire che le responsabilità
fondamentali nel processo comunicativo sono quelle di ottenere la comunicazione in
tutte le direzioni, e di canalizzarla verso gli obiettivi voluti.
Fondamentale per attivare e canalizzare la comunicazione è conoscere la situazione
di riferimento necessaria a portare avanti le proprie mansioni; ad esempio informare
in modo preciso sui risultati, gli obiettivi e le strategie da seguire, fornire a
ciascuno le informazioni sulle relazioni organizzative necessarie allo sviluppo del
proprio lavoro, come ci si deve muovere, cosa si ha a disposizione, in che modo si
è liberi di operare, in altre parole, dare i limiti e le possibilità
operative per ogni persona; dunque favorire lo sviluppo di comunicazioni dal basso
verso l'alto mirando ad una collaborazione reciproca.
Una comunicazione è efficace in un modello professionale se è finalizzata,
credibile per l'interlocutore é collegata ad un obiettivo.
Deve poi risultare pragmatica, di impatto sull'espe-rienza dell'interlocutore, utile
a considerare passato e presente, nonché ad orientarlo verso il futuro. La
trasparenza è un'altra qualità di un'efficace comunicazione, deve ri-sultare
comprensibile ed integrarsi facilmente nelle conoscenze degli interlocutori, ri-sultando
a tal modo un supporto per lo stesso, confermandolo nella sua identità, per
questo motivo si dice orientata all'interlocutore.
E' necessario differenziare le proprie modalità comunicative al punto da corrispondere
a bisogni, esigenze e domande specifiche degli interlocutori.
Segmentare la comunicazione è un passo fondamentale per arrivare a controllarla
nelle sue parti. Si possono vedere alcuni esempi di modulazione della comunicazione,
sull'interlocutore, in elementi come l'età, lo status sociale, la scolarità,
lo stile di vita, i valori-cultura di riferimento, la stessa motivazione al lavoro.
Nel processo di comunicazione il concetto di coerenza risulta dall'usare modalità
diverse di comunicazione rispetto ad interlocutori differenti, attraverso una diagnosi
consapevole, finalizzata ed articolata dell'interlocutore, è infatti possibile
coinvolgere nel processo comunicativo persone diverse che richiedono forme comunicative
diverse.
Preparare una comunicazione dunque significa studiare un percorso logico attraverso
obiettivi, tempi, modalità e tipologie di differenti interlocutori.
E' fondamentale domandarsi quali obiettivi si desiderano o si possono raggiungere
piuttosto che domandarsi, prima di parlare, "che cosa devo dire?". Nell'identificare
il destinatario di un discorso, è utile che mi chieda a chi mi rivolgo, chi
rappresenta, che cosa conosco del suo modello culturale, che linguaggio usa, quale
modello del mondo possiede, solo così posso arrivare a concludere e decidere
quale reazione desidero attivare in lui, dunque quale obiettivo stabilisco di voler
raggiungere.
L'obiettivo è definibile congruo quando viene espresso in positivo, è
descrivibile e quantificabile con parametri concreti, viene riconosciuto quando è
stato raggiunto, risponde a domande quali: a cosa serve, cosa voglio, quanto mi costa,
che vantaggi mi dà, etc....
I 5 ASSIOMI DELLA COMUNICAZIONE SECONDO LA SCUOLA DI PALO ALTO
Il linguaggio è la modalità verbale attraverso cui passa la comunicazione;
i diversi linguaggi conosciuti costituiscono sistemi differenti per rappresentare
la realtà, essi dipendono dai diversi effetti che la cultura ha prodotto.
Per essere efficaci nel comunicare occorre tener conto del proprio linguaggio e di
quello dei propri interlocutori, solo così si diviene flessibili nell'uso
della comunicazione. Per comunicare efficacemente è indispensabile alzare
il livello di consapevolezza sulle proprie reazioni e su quelle dell'interlocutore;
un possibile ostacolo che si incontra sulla strada della consapevolezza è
legato al proprio modo di percepire e rappresentarsi la realtà esterna. Ogni
persona è sensibile al mondo che lo circonda, ma lo è a modo suo, nel
momento che osserva, ascolta e percepisce le cose attraverso i propri occhi, le proprie
orecchie, la propria pelle. Dunque ogni persona si costruisce la propria "mappa
del mondo", che è soggettiva e che va costantemente confrontata con quella
degli altri.
Comunicare vuol dire interagire e quindi mettere in comune, partecipare e confrontarsi
con gli altri. Ogni comunicazione è un processo circolare dove io sono direttamente
coinvolto con l'interlocutore e lui, in conseguenza al mio intervento, lo è
con me. Ogni comunicazione attiva una reazione, è dunque basilare una forte
consapevolezza delle reazioni che si ottengono, verificando continuamente il clima
positivo prodotto e rimanendo costantemente in sintonia con esso.
I cinque assiomi della comunicazione costituiscono i famosi presupposti da cui si
è sviluppata la "pragmatica della comunicazione", li riassumiamo
in questo modo:
1) Ogni comunicazione ha due aspetti, uno di contenuto e uno di relazione tra le
per-sone coinvolte.
2) Si può comunicare sia a livello verbale, che attraverso gesti, comportamenti
nonché con l'uso del tono, del timbro e del ritmo della voce.
3) Il senso della comunicazione, nonché il suo significato, dipendono dalla
punteggia-tura che viene fatta dagli interlocutori, o che viene tracciata da un osservatore
esterno.
4) Gli scambi comunicativi tra due o più persone possono essere simmetrici
(qualora siano basati sull'uguaglianza) o complementari (nel momento in cui sono
basati sulla dif-ferenza).
5) E, per finire, il presupposto principale è che in una relazione tra persone
non è mai possibile non comunicare, dunque ogni atteggiamento, comportamento
o silenzio costi-tuisce per l'altro una precisa comunicazione.
Detto in altre parole, la comunicazione è un contenuto in un contesto, cioè
una notizia, un dato, un'informazione, un'opinione rispetto ad una precisa relazione,
ad un particolare interlocutore, ad un rapporto tra chi comunica e chi ascolta. Tutto
ciò che descrive il rapporto tra due persone costituisce una meta-comunicazione,
cioè a dire una comunicazione sulla comunicazione; la relazione il più
delle volte viene descritta a livello non verbale, attraverso gesti, comportamenti,
modi di parlare.
La comunicazione dunque non è fatta solo di parole, si usano sì simboli
che rappresentano ciò che si vuole comunicare, parole, nomi, numeri, ma la
comunicazione è per lo più basata su rappresentazioni di ciò
che si desidera comunicare come gesti, disegni toni vocali, inflessioni , movimenti,
ritmi e volumi della voce, e così via.
La comunicazione è poi un episodio in una storia, il significato di ciò
che vien detto e di ciò che succede, dipende dalla storia dei fatti che dipende
a sua volta da come sono stati punteggiati gli avvenimenti: chi ha iniziato a parlare,
chi ha risposto a chi, chi ha reagito alla risposta e via dicendo; se si è
in disaccordo sulla punteggiatura si creano conflitti, incomprensioni, equivoci.
La comunicazione è ancora fatta di sintonie e di competizioni, ogni messaggio
può essere letto come dichiarazione di superiorità o inferiorità
dell'uno verso l'altro, dal momento che la posizione dell'altra persona è
accettata si ha sintonia, altrimenti detta complementarietà, se invece ci
si trova in una posizione competitiva ci si trova in simmetria.
Infine, la comunicazione è inevitabile dal momento che ogni comportamento,
linguistico o gestuale che sia, costituisce una comunicazione.
Comunicare significa mettere in comune mappe del mondo differenti, uscire dalla ristrettezza
della propria visione del mondo, aggiungendo in tal modo qualcosa a ciò che
già si possiede. Per far ciò molto spesso è importante saper
ascoltare, orientandosi in modo attivo alla comprensione degli altri prima di esprimere
qualunque giudizio di sorta.
E' fondamentale per un buon ascolto entrare in sintonia con l'altra persona, attivando
un continuo feedback durante la comunicazione, com-prendendo l'interlocutore, senza
fermarsi alle parole, dedicando attenzione ai comportamenti che esprimono emozioni,
attraverso atteggiamenti quali il tono della voce, i silenzi-assensi, la gestualità,
la postura, lo sguardo, le espressioni mimiche, ecc...
Ci si orienta a co-struire una storia, il dialogo col proprio interlocutore, fondata
su una consapevolezza professio-nale guidata da precisi obiettivi.
Ognuno è responsabile, per quanto lo riguarda, dello sviluppo della propria
capacità comunicativa, divenendo consapevole delle proprie qualità,
affinando i propri strumenti, risultando capace di attivarsi nell'ascolto. Nel momento
che mi oriento in una buona sintonia verso gli altri ho bisogno di una grande chiarezza
verso i miei obiettivi, per fare chiarezza sugli obiettivi devo essere in grado di
decodificare la diversità dei punti di vista, le differenti mappe dell'organizzazione,
e degli altri saper dunque punteggiare gli eventi. La sintonia con l'altro è
il primo mezzo da raggiungere per qualunque obiettivo abbia scelto, per questa ragione
va curata in modo particolare.
In tal modo possiamo considerare la comunicazione come costituita da una serie di
azioni concatenate logicamente, e consequenzialmente tra loro, che portano a condividere
e partecipare alla realizzazione di obiettivi comuni.
COMUNICAZIONE OLISTICA E PROGRAMMAZIONE NEUROLINGUISTICA.
La PNL nasce intorno agli anni 7O in America attraverso un lavoro di ricerca, condotto
da un matematico Richard Bandler, e da un linguista John Grinder, commissionata dal
MRI, Mental Research Institute, di Palo Alto in California, ad opera di Gregory Bateson,
psichiatra, antropologo allora direttore dell'istituto.
E' un modello, caratterizzato da un approccio di tipo pragmatico, un insieme di procedimenti
utili a leggere, osservare e modificare l'esperienza soggettiva, intervenendo sul
comportamento e la comunicazione umani.
Perché "Programmazione Neuro Linguistica"?
- neuro (nervo) indica il principio fondamentale secondo cui ogni comportamento risulta
da processi neurologici.
- linguistico indica che i processi neurali vengono rappresentati, ordinati attraverso
il linguaggio ed i sistemi di comunicazione.
- programmazione si riferisce al come, al processo di organizzazione delle componenti
di un sistema-uomo (in questo caso delle rappresentazioni sensoriali) per ottenere
risultati specifici.
Gli esseri umani ricevono e rappresentano le informazioni sul loro ambiente attraverso
recettori specializzati lungo tutto il sistema nervoso centrale.
Le modalità percettive rientrano in cinque categorie principali:
- Gustative - Olfattive - Visive - Auditive - Cenestesiche -
(per le percezioni cenestesiche, sensazioni del corpo, c'è da dire che racchiudono
sia le sensazioni somatoestetiche, tattili, la nostra pelle esterna, che quelle propriocettive
o viscerali, la pelle dei nostri organi interni).
Le rappresentazioni sensoriali possono essere generate o all'esterno dall'immediato
ambiente che circonda l'individuo, o all'interno, come nel caso della memoria o dell'immaginazione.
La PNL sostiene che le rappresentazioni interne (pensieri, ricordi, fantasie, sentimenti),
per essere percepibili, devono passare attraverso i canali sensoriali e quindi essere
costituite da immagini, sensazioni fisiche e suoni/parole. E' dal modo in cui si
organizza la propria percezione interna ed esterna che scaturisce l'esperienza personale,
in tal modo vien da sé constatare quanto sia importante lavorare sulla propria
organizzazione mentale, e saper indirizzare gli individui verso la loro organizzazione
mentale soprattutto in funzione degli obiettivi che si son dati.
Oltre alla PNL, più orientata all'organizzazione e allo sviluppo delle specifiche
abilità personali di ognuno, vi sono tecniche che permettono di affinare le
proprie capacità comunicative, di considerare l'individuo all'interno del
sistema di persone che gli ruotano attorno, e di considerare le dinamiche interattive
e comunicative che si vengono a configurare all'interno dei gruppi; fondamentale
tale approccio nel momento che ci si deve confrontare con i sistemi di riferimento
di una persona (famiglia, colleghi, società, etc.).
IL RAPPORT
Per rapport si intende la modalità di relazione esistente tra due persone,
tutto ciò che rientra nel comportamento che mettiamo in atto verso un'altra
persona, quando ci troviamo ad interagire e dunque anche solo dialogare con essa.
Il rapport è fondamentale se si vuole instaurare fiducia e comprensione in
un individuo. Esistono almeno tre modalità di rapport che possono essere tenute
in considerazione.
Rapport sul contenuto.
Riguarda tutto ciò che è legato al mondo personale dell'individuo,
le sue credenze, le sue convinzioni, su di sé e sul mondo. Fondamentale a
questo primo livello è avvicinarsi al mondo del nostro interlocutore per poter
essere accettati, mantenendosi disponibili ad accettare tali considerazioni del mondo.
Rapport sul comportamento o modellamento.
Al di là della semplice convalida del contenuto portata a livello verbale,
è possibile seguire i comportamenti delle persone, tendendo ad assomigliare
loro, imitando in parte i loro movimenti, la loro voce in tutte le sfumature imitabili.
E' questa una modalità diretta ed inconscia di rendersi accettabili, la persona
infatti si riconosce attraverso i comportamenti verbali, non verbali e paraverbali,
tendendo ad accettare ed a fidarsi di chiunque gli assomigli.
Rapport sulla cultura.
Vivendo in un contesto culturale preciso, ogni persona si ritrova più facilmente,
ed in termini più immediati, con altre persone che in qualche modo si fanno
riconoscere attraverso la stessa cultura.
Avvicinarsi ad una persona è essere capaci di ascoltare l'altro, comprendere
i confini culturali entro i quali si definisce, per poterlo avvicinare sul suo terreno.
Un buon rapport iniziale è una buona carta di presentazione per essere accettati
dall'altra persona.
La posizione di rispecchiamento è definita ricalco.
A questa posizione di ricalco, che segue il passaggio dalla percezione iniziale,
al riconoscimento, fino al-l'accettazione, se non anche dell'immedesimazione nell'altro,
segue la posizione di guida.
La posizione di guida consiste nel farsi seguire dalla persona che abbiamo ricalcato
fino a quel momento.
Si può guidare l'altra persona verso un nuovo modo di considerare la vita,
le cose, solo dopo che si è stati accettati e quindi dopo aver ricalcato le
persone interessate.
E' qui che si sviluppa il fenomeno dell'immedesimazione nell'altro, nel suo modo
di vivere, di muoversi, di parlare; tutte le persone che si conoscono da tempo e
che hanno stima reci-proca, nonché fiducia, tendono ad assomigliarsi.